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Statuto
Storia
Consiglio di Federazione
Politica della categoria
Bilancio economico
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Testo tratto dall’articolo "Breve
storia della Federazione" di Maurizio Cossato
(Consigliere Ordine di Verona), pubblicato nella rivista "Ingegneri del
Veneto", n. 1 Gennaio 2002.
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formato .pfd
All’inizio degli anni ’70 la società
italiana subì profonde modificazioni. Tra queste molto importante
l’incremento del decentramento amministrativo con la istituzionalizzazione
delle regioni, previste nella Costituzione italiana, ma rimaste sulla carta
per oltre vent’anni. In parallelo, a partire da
quel periodo è progressivamente aumentata la mobilità degli italiani, con
un forte incremento della motorizzazione privata e
del traffico aereo. La presenza degli istituti regionali ha creato
all’interno della categoria un movimento ampio, favorevole alla istituzione di organi regionali di categoria. Dopo
vari incontri e discussioni approfondite – all’epoca eravamo
rappresentati in Consiglio nazionale dall’Ing. Alberto Minghetti
– si decise di costituire una libera associazione, con statuto ed atto
notarile istitutivo, in forma di Federazione
regionale degli Ordini provinciali degli Ingegneri del Veneto (FOIV).
Gli iscritti agli Ordini provinciali di allora erano numericamente assai
inferiori ad oggi, perché nel periodo che stiamo analizzando, con un forte
incremento dell’economia italiana, si è assistito in parallelo a un forte incremento di laureati e nel nostro caso si è
visto da allora una grande crescita numerica della categoria, che ha
portato ovviamente a vedere moltiplicati gli impegni e i temi da
affrontare.
Lo statuto prevedeva, come ora, che
l’Assemblea fosse costituita dai consiglieri provinciali degli Ordini e che
il Consiglio di Federazione fosse costituito da un numero di consiglieri
diverso in funzione della diversa importanza numerica degli Ordini veneti.
L’istituzione della Federazione degli Ordini provinciali del
Veneto è avvenuta, credo, nel 1974; la sede era a Venezia, ma all’inizio le
riunioni si svolgevano sia a Venezia che a Padova, per ragioni logistiche.
In seguito la Federazione è stata ricostituita con un nuovo atto notarile, perché quello
originario era stato perduto, e una struttura rappresentativa, anche per
motivi fiscali, non può esistere senza una formalizzazione.
Dato che, come già detto, almeno per il primo periodo, della Federazione
mancano i documenti di archivio, approfitto di
questa nota per ricordare a futura memoria i Presidenti che hanno guidato
il Consiglio, dato che, mio malgrado, sono l’unico testimone presente in
Federazione sin dalla sua origine. Questi sono in ordine cronologico (spero
di non dimenticare nessuno) Torta di Venezia, Geron
di Venezia, Polo di Verona, Campostrini di
Venezia, Mose di Padova, Cossato di Verona, Gava di Treviso e attualmente
(2002) Ceola di Venezia.
All’interno della categoria l’esigenza
di un maggiore confronto democratico era emerso con forza, senza che in
parallelo si potessero concretizzare iniziative
legislative per la riforma delle nostre organizzazioni istituzionali, dato
che in quel periodo il confronto politico era molto focalizzato sul
rapporto con i sindacati operai e gli imprenditori, con un’inerzia
ideologica che si trascina ancor oggi. Come è noto
le fonti normative che ci riguardano – la legge istitutiva degli Ordini del
1923 e il successivo regolamento del 1925 – non prevedevano organi di
collegamento tra gli Ordini provinciali e il Consiglio Nazionale degli
Ingegneri. Si è quindi cercato agli inizi degli anni ’80, dato il
disinteresse della politica nei nostri riguardi, di proporre al Parlamento
una “leggina” per la riforma dei meccanismi di democrazia della categoria,
che regolamentasse con una durata triennale le
elezioni degli Ordini provinciali e che istituisse l’Assemblea dei
Presidenti provinciali. Una specifica Commissione (Motta)
fu incaricata del Consiglio nazionale e stese in tal senso una proposta di
legge, che però non fu mai discussa in Parlamento. Da allora per necessità
pratiche si è costituita consensualmente un Assemblea
dei Presidenti provinciali, alla quale partecipano i Presedenti di
Federazione e i consiglieri degli Ordini provinciali. Oggi quindi per gli
ingegneri esiste una struttura democratica sufficientemente ampia e
rappresentativa, che con frequenti consultazioni dibatte al suo interno e
con gli organismi istituzionali paralleli i problemi della categoria.
Tornando alla Federazione, è evidente
che i suoi compiti principali riguardano il confronto interno tra gli
Ordini provinciali del veneto, un confronto a pari livello con gli Organi
corrispondenti delle altre regioni italiane e un confronto con il Consiglio
Nazionale Ingegneri, su temi che vedono gli ingegneri del Veneto con una
posizione condivisa. Verso l’esterno il confronto principale è quello con
la Regione Veneto; è un confronto con fasi alterne, con importanti
contributi ad esempio nei campi dell’impatto ambientale, dell’ordinamento
urbanistico e dei bandi di gara. Purtroppo il grado di recepimento
delle nostre proposte è spesso insoddisfacente.
Altri compiti importanti della
Federazione riguardano il settore culturale, nel quale ricchissima sarebbe
l’elencazione di corsi, convegni e pubblicazioni sviluppati su temi di interesse degli ingegneri. Sarebbe interessante
dilungarsi su temi che interessano la categoria e sullo stadio di sviluppo
molto insoddisfacente dei progetti per il nostro futuro, in un periodo di
generale trasformazione della società e di importante
sviluppo delle tecnologie, ma il discorso ci porterebbe molto lontano,
mentre dobbiamo restare al breve tema che ci siamo proposti.
All’inizio degli anni ’90 si è ritenuto
utile dotare la Federazione di un notiziario regionale, che è stato
pubblicato regolarmente per alcuni anni. Dato che il notiziario era dovuto esclusivamente allo spirito di servizio di
pochi colleghi, l’iniziativa per un certo periodo non è più stata portata
avanti. Con questo numero esso riprende le pubblicazioni in veste rinnovata
e con il mio augurio di una lunga vita, grazie a
un nuovo gruppetto encomiabile di volonterosi, ai quali deve andare il
nostro ringraziamento.
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