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Comunicati stampa

Le richieste degli Ingegneri del Veneto ai futuri parlamentari

“Priorità a equo compenso, tutela del territorio, incentivi”. La FOIV – Federazione degli Ordini degli Ingegneri del Veneto chiede interventi rapidi ed efficaci.

Come categoria professionale siamo amareggiati dal fatto che la caduta del governo Draghi abbia interrotto un processo, ormai arrivato alla fine, per l’approvazione dell’equo compenso. Dopo lunghi anni di percorso legislativo si era arrivati all’ultima approvazione al Senato e adesso bisognerà partire da zero. L’auspicio è che la nuova legislatura possa riprendere e approvare il testo con la massima urgenza”. È questa la prima e più sentita richiesta della FOIV – Federazione degli Ordini degli Ingegneri del Veneto ai futuri parlamentari veneti, per bocca del presidente Pasqualino Boschetto.

In secondo luogo, anche a seguito del recente caso delle Marche, agli ingegneri veneti preme che si proceda con un piano di messa in sicurezza del territorio declinato su vari fronti: prevenzione sismica, contrasto al dissesto idrogeologico, lotta ai cambiamenti climatici, mitigazione dell’inquinamento per citarne alcuni. “Riteniamo che si debba procedere con due percorsi paralleli collegati – precisa Boschetto -: quello della prevenzione, considerando fondamentale la manutenzione ordinaria, e quello del ripristino dei danni. Il PNRR si sta dimostrando uno strumento eccezionale per avviare seriamente entrambi i percorsi, ma bisogna già da adesso definire un programma completo di lungo periodo, un vero e proprio “patto” senza se e senza ma, soggetto solo e unicamente a un assiduo percorso di monitoraggio”.

Un altro punto prioritario è per la FOIV il sostegno al lavoro, con una precisazione: “Gli eventuali incentivi, e non solo fiscali, devono rivolgersi anche ai giovani ingegneri, in quanto investimento per tutto il nostro Sistema Paese – chiarisce Boschetto -. Con evidente riguardo anche alle donne-ingegnere che fortunatamente cominciano ad essere anche quantitativamente importanti nella nostra
professione”.

Infine, la richiesta è di tenere in maggior considerazione la voce degli ingegneri: “Per una reale semplificazione e correttezza normativa i rappresentanti degli ingegneri (CNI, Federazioni regionali, Ordini provinciali) devono essere parte attiva e fondamentale presente in tutti i tavoli tecnici propositivi e deliberativi”.

Inps Veneto in cerca di un professionista esterno per la redazione di perizie di stima di beni immobili

La Direzione regionale Veneto Inps ha la necessità di affidare ad un professionista esterno la  redazione di perizie di stima di beni immobili da allegare a corredo delle domande di concessione  di mutui ipotecari, formulate ai sensi del “Regolamento per l’erogazione dei mutui ipotecari agli  iscritti alla gestione unitaria delle prestazioni creditizie e sociali”, con riferimento ad unità  immobiliari situate nel territorio della regione Veneto. 

(altro…)

“LAVORARE ALL’ESTERO: LA GRANDE OPPORTUNITÀ DEI GIOVANI INGEGNERI ITALIANI”

Qui la playlist con le interviste ai relatori e ad alcuni ospiti

Gli ingegneri vanno all’estero per arricchire il proprio curriculum professionale, ma soprattutto perché non ci sono sbocchi immediati in Italia. Una delle soluzioni sarebbe permettere alle Società di Ingegneria di strutturarsi meglio per essere più competitive e offrire più opportunità ai giovani senza costringersi a rivolgersi al mercato del lavoro estero. Lasciare l’Italia diventerebbe così una scelta e non un obbligo dato dalla mancanza di alternative. È quanto emerso dal convegno “La mobilità dell’ingegnere nel mondo. Tra opportunità di crescita professionale e scelta obbligata” che si è svolto nella cornice dell’Archivio Antico di Palazzo Bo a Padova ed è stato organizzato dalla FOIV – Federazione Ordine Ingegneri Veneto, Ordine degli Ingegneri della Provincia di Padova e Fondazione Ingegneri Padova, con il patrocinio del Consiglio Nazionale degli Ingegneri, della Regione del Veneto, dell’Università degli Studi di Padova e del Comune di Padova. (continua a leggere dopo la gallery)

Nel corso del convegno, al quale hanno partecipato 50 ingegneri in presenza e oltre 300 in streaming, focussui motivi che spingono un ingegnere a lasciare l’Italia per lavorare all’estero, sulle opportunità, sulle difficoltà che incontra e sulle differenze sul fronte della formazione universitaria.

I lavori si sono aperti con i saluti istituzionali del presidente della Federazione FOIV, Pasqualino Boschetto, e del presidente dell’Ordine degli Ingegneri di Padova, Riccardo Schvarcz.

“Da molto tempo la FOIV aveva in cantiere un evento dedicato alla mobilità degli ingegneri e sulle problematiche che porta con sé, come ad esempio il riconoscimento dei titoli professionali – ha riferito Boschetto -. Si tratta di un tema importante, che deve essere messo al centro dell’attenzione”.

“Personalmente credo che si debba lavorare per mantenere i giovani qui in Italia– ha commentato Riccardo Schvarcz –. Il nostro lavoro è uno dei più belli del mondo, se c’è passione ed entusiasmo si può raggiungere il successo: che lo si faccia nel mondo o in Italia, dunque, non fa differenza. Ciò che conta è credere in ciò che si sta facendo”.

Ad aprire i lavori, la relazione di Marco Favaretti, professore di Geotecnica nella Scuola di Ingegneria dell’Università degli Studi di Padova: “È un tema gigantesco, che spesso viene liquidato velocemente e con argomentazioni superficiali. Il problema è riportare questi giovani ingegneri in Italia, ma abbiamo una filiera molto povera, in cui spesso vince il massimo ribasso e questo non permette alle società di ingegneria di crescere e di offrire sbocchi occupazionali validi alle nuove generazioni di ingegneri”. Favaretti ha inoltre sottolineato che “la fuga di giovani condiziona anche il dibattito politico in quanto i giovani sono più sensibili a tematiche innovative e diritti civili e con la loro dipartita lo stato rimane conservatore”.

Per Hansjörg Letzner, già vicepresidente e segretario generale ECEC – European Council of Engineers Chambers, “i problemi non sono tanto quelli di riconoscimento o meno del titolo di studio, quanto quelli linguistici e quelli di conoscenza delle singole leggi: l’Italia è un Paese altamente burocratizzato, in cui l’ingegnere fa fatica a muoversi tra leggi e modulistica, ma all’estero è tutto completamente diverso. Se prima non sburocratizziamo il nostro Paese, difficilmente un ingegnere riuscirà a muoversi anche all’estero”.

Franco Bonollo, presidente della Scuola di Ingegneria dell’Università degli Studi di Padova  ha evidenziato: “La nostra Scuola di Ingegneria cerca di adattare il percorso di studio, rendendolo sempre più competitivo rispettoa una serie di sfide che devono essere affrontate quotidianamente dai futuri ingegneri. È importante che chi entri nel percorso della professione ingegneristica faccia una scelta consapevole, è fondamentale anche che nell’approccio agli studi ci sia una forma di tutorato che aiuti i ragazzi in uscita dalle superiori a inserirsi all’università, è importante anche sviluppare strumenti online per la formazione. È in questa direzione infatti che si muovono le iniziative e i progetti messi in campo dalla nostra Scuola”.

È seguita l’intervista a Massimo Pavin, Ceo dell’azienda SIRMAX Spa: “All’interno della nostra azienda, il 25% dei nostri addetti è un tecnico e, di questi, la maggior parte sono ingegneri. Nelle nostre 13 sedi, in 4 diversi continenti, a ricoprire i titoli apicali dell’organizzazione sono per lo più italiani, che inizialmente sono andati all’estero per permettere lo sviluppo delle nostre sedi e che in seguito sono rimasti lì. Soltanto negli ultimi anni abbiamo cercato di formare un management più locale, anche alla luce del fatto che molti italiani alla fine rientrano. Tuttavia, va sottolineato che spesso gli italiani dimostrano di essere molto più preparati dei colleghi stranieri dal punto di vista della versatilità, della creatività e anche e soprattutto dell’adattabilità”.

“La nostra azienda si impegna comunque anche a formare le figure professionali necessarie – continua –, per noi il talent scouting è un’attività intensa che parte già con l’avvicinamento degli studenti dell’università, ai quali proponiamo tesi e dottorati proprio per accaparrarci i talenti per tempo”.

Spazio poi alla  tavola rotonda, a cui hanno partecipato Lorenzo Vangelista, presidente Commissione Paritetica docenti studenti della Scuola di Ingegneria dell’Università degli Studi di Padova; Sara Schena, coordinatrice Gruppo di Lavoro della Federazione FOIV “Verso la professione”; Gianni Massa, vicepresidente del Consiglio Nazionale Ingegneri; e Stefano Lappa, coordinatore regionale OICE – Associazione delle Organizzazioni di Ingegneria, di Architettura e di Consulenza tecnico-economica.

“Il tessuto professionale italiano ha un tratto molto diverso dai tessuti professionali non italiani – ha affermato Gianni Massa, Vicepresidente CNI- Consiglio Nazionale Ingegneri –: gli ingegneri italiani hanno le caratteristiche della nostra formazione olistica, sono in grado di gestire la complessità, hanno una marcia in più, eppure ci ritroviamo ad avere nel territorio italiano, a causa del corpo normativo, piccole organizzazioni costrette ad entrare in competizione con realtà estere molto più sviluppate: è una sorta di paradosso. Tutto questo però porta ad escludere il tessuto italiano dal ruolo di protagonista, a meno che non si vada all’estero”.

“Il rischio maggiore, d’altra parte, è quello di un’eccessiva europeizzazione del nostro tessuto professionale – prosegue –: dobbiamo essere consapevoli che i nostri tratti caratteristici hanno un valore incredibile, ma che serve anche la capacità di fare network, favorendo eventualmente anche la forma societaria della cooperativa, maggiormente sfruttata all’estero”.

“Una caratteristica fondamentale dell’ingegnere è la flessibilità – ha sottolineato LorenzoVangelista, Presidente Commissione Paritetica docenti studenti della Scuola di Ingegneria dell’Università di Padova –. La sfida a cui dobbiamo far fronte è quella di mantenere le peculiarità formative italiane, cercando tuttavia di aprirci anche alle modalità estere, specie nell’ambito della costruzione del sistema formativo, che al di fuori dell’Italia prevede un bachelor di quattro anni, anziché di cinque: cambiare questa struttura darebbe più chance ai nostri laureati. Anche l’ibridazione della figura del professore sarebbe un servizio da offrire maggiormente ai nostri studenti: in Italia abbiamo molte norme che regolano l’accesso all’università e non viene considerato se qualcuno abbia svolto la professione di ingegnere in qualche azienda, ma andrebbe incentivata in qualche forma la possibilità che i professori di ingegneria siano ingegneri anche nella pratica”.

Sara Schena, Coordinatrice del Gruppo di Lavoro FOIV “Verso la professione”, nel raccontare la propria esperienza evidenzia la scelta di lasciare l’Italia per cogliere un’opportunità professionale a Malta: “ arrivata a Malta ho notato che essere un ingegnere donna determinava la minor considerazione in cantiere”. “Ho scelto di tornare in Italia – ha aggiunto Schena – perché è la mia patria, ma ho rinunciato a un contratto a tempo indeterminato, non ho lo stesso stipendio e ho dovuto aprire la partita Iva entrando in una dimensione del lavoro per certi versi più precaria”.

Stefano Lappa, Coordinatore regionale OICE, ha rimarcato che “quello che manca alle società italiane e al mercato di ingegneria Italia sono dimensione e organizzazione”. “Una grande sfida – ha aggiunto il Coordinatore regionale OICE – è la gestione dei professionisti che potremo accogliere e fare arrivare anche dall’estero oltre a tenere i talenti formati dalle Università italiane solo se potremo garantire un regime organizzativo e prospettivo oltre che economico, che solo la dimensione della società riesce a garantire”. “La piccola realtà garantisce la qualità che deve essere preservata, ma nel momento in cui ci confrontiamo con il resto del mondo dobbiamo fare uno sforzo anche sul fronte dell’organizzazione” ha concluso Lappa.

Carlo Pellegrini, Pro Rettore all’edilizia dell’Università di Padova, ha chiuso il convegno e ha ringraziato la FOIV che “si è fatta promotrice di un tema di grandissima attualità perché si occupa di formazione degli ingegneri e gli ingegneri dell’Università di Padova sono richiestissimi per il mondo”. “Purtroppo – ha aggiunto Pellegrini – in molti casi vanno all’estero perché trovano opportunità più interessanti rispetto a quelle che possono fornire le nostre realtà a livello nazionale”. In breve, ha spiegato il Pro Rettore: “noi investiamo nella formazione dei giovani ingegneri, all’estero intuiscono la solida formazione e competenza e questi giovani vengono subito reclutati con offerte che spesso non sono nemmeno sostenibili nelle realtà nazionali”.

Proclamati i vincitori del terzo Premio Internazionale EcoTechGreen

Proclamati i vincitori – su oltre 70 candidature – della terza edizione del Premio Internazionale “EcoTechGreen”, importante riconoscimento che il Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori e PAYSAGE, con la Rivista Internazionale TOPSCAPE, hanno promosso in collaborazione con Padova Hall, in occasione della tredicesima edizione del Forum Internazionale ECOtechGREEN, incontro internazionale che nel settore dell’Architettura del Paesaggio sviluppa e indaga il tema del Verde tecnologico.

La Giuria del premio EcoTEchGreen Award 2022 ha premiato, in occasione della seconda giornata di Forum i seguenti progetti:

Per la categoria “Verde Tecnologico e Infrastrutture Verdi” il primo premio è aequo per questa categoria è stato assegnato ad H+N+S landscape architects con il progetto PIANO DI SVILUPPO TERRITORIALE E GOVERNO DELLE ACQUE OOIJEN-WANSSUM, LIMBURGO, PAESI BASSI e a Laguarda. Low Architects (LLA) per OCT OH BAY Retail Park, Bao’an, Shenzhen, Cina. Al secondo posto si è classificato il progetto THE COAL LOADER, SYDNEY, AUSTRALIA presentato da CLOUSTON Associates, mentre il Terzo Premio è stato assegnato a TAKENAKA CORPORATION NIKKEN SEKKEI per il progetto MIYASHITA PARK, SHIBUYA, TOKYO, GIAPPONE. Menzione speciale invece per progetto LA NUOVA TRAMVIA

DI FIRENZE – OPERE CIVILI E PAESAGGISTICHE, Firenze. Tra i progetti presentati nella categoria “Forestry Urban technology e Piani del Verde” si sono invece distinti per il primo premio IL PIANO DEL VERDE DEL COMUNE DI PADOVA presentato da Ciro Degl’Innocenti (Comune di Padova), arch. Anna Costa, Lucia Bortolini (TESAF), Carlotta Fassina (LIPU), Viviana Ferrario (IUAV), Paolo Semenzato (TESAF) – con una segnalazione speciale per le OPERE PER LA RIDUZIONE DELL’ISOLA DI CALORE E LA MITIGAZIONE DEGLI EVENTI CLIMATICI ESTREMI NELLA ZONA DI PIAZZA E VIA SAVELLI; il secondo premio è stato invece assegnato al PIANO DEL VERDE DEL COMUNE DI ABANO TERME (PD) presentato da Arch. Leonardo Minozzi.

Nella categoria “Green Wall: verde verticale e pareti vegetali” il primo premio è invece andato al progetto KÖ-BOGEN II, DÜSSELDORF, GERMANIA presentato da ingenhoven architects. Secondo premio ex aequo per SHIROIYA HOTEL, MAEBASHI, GIAPPONE, presentato da Sou Fijimoto Architects e per LANDSCAPE RIBBON EUROPEAN MEDICINES AGENCY (EMA) presentato da OKRA landschapsarchitecten. Una menzione speciale per LA CASA CHE RESPIRA, VARNA (BZ) presentato da Grünkultur Luther.

Per la sezione dedicata ad “Hi-Tech City Landscape: NBS e SUdS”, la giuria ha voluto riconoscere il primo premio al progetto FARMING KINDERGARTEN, BIEN HOA CITY, DONG NAI, VIETNAM, presentato da VTN Architects; secondo premio ex aequo per il progetto CARLSBERG HEADQUARTERS, LANDSCAPE, COPENHAGEN, presentato da Julian Weyer e per MAGETEN SENSORY GARDEN, COPENAGHEN, presentato da MASU Planning. Sono state inoltre assegnate tre menzioni speciali al progetto BOSCONAVIGLI, MILANO presentato da Stefano Boeri Architetti, Arassociati, AG&P greenscape (progettazione paesaggistica), allo studio URBIO Landskapsarkitektur per i progetti: ROOFTOP GARDEN WITH SAUNA AND WILD NATURE, STOCCOLMA, SVEZIA e al progetto CAMPLUS SAN PIETRO, ROMA presentato da ROSSELLI ARCHITETTI ASSOCIATI.

Tra i candidati nell’ambito del “Verde Tecnologico e Ricettività” primo premio ex aequo per il progetto RIFACIMENTO E RIQUALIFICAZIONE DEL GIARDINO DELL’HOTEL FOUR SEASONS DI MILANO presentato da Flavio POLLANO e Patricia URQUIOLA e per il progetto NUOVA CANTINA PIEROPAN, SOAVE (VR) presentato da A.c.M.e. Studio.

Infine, nell’ultima sezione, “Studi, ricerche, brevetti, tesi, prototipi relativi allo sviluppo di tecnologie verdi per il progetto del paesaggio” sono stati numerosi i riconoscimenti: primo premio la tesi di laurea WATER RESILIENT HAKKA WETLAND PARK, SHENZHEN CITY, CHINA presentato da Lijun Li; secondo premio per il progetto “RIVITE”, PROGRAMMA DI VALORIZZAZIONE JUMP (JOINT UNIVERSITIES’ PROGRAM FOR POC), NICOLOSI (CT), GIARRE (CT) presentato da Scuola Superiore di Studi e di Perfezionamento Sant’Anna (PI). Ricevono invece una menzione il progetto CASSERO PER TERRE RINFORZATE IN MATERIALE BIODEGRADABILE presentato da Ing. Donatella Palma, e il progetto SISTEMI PER ANCORAGGI RADICALI NELLE ALBERATURE IN AMBIENTE URBANO E BIOSTIMOLAZIONE – COMPARAZIONE PROVE DYNAROOT, GIARDINO DELLE NINFEE, ROMA presentato da Luigi Strazzabosco, Gian Pietro Cantiani, Andrea Santacroce.

In relazione alla straordinarietà dei progetti pervenuti, la giuria ha deciso di assegnare dei premi speciali a progetti iconici che per dimensione, caratteristiche e importanza internazionale meritano un’attenzione particolare. Ed è proprio per questo che sono stati assegnati per ciascuna categoria: per “Verde Tecnologico e Infrastrutture Verdi”, premio speciale a allo Studio Archimatika di Kiev per il progetto PUBLIC CENTER RC REPUBLIC, KIEV, UCRAINA.

Mentre per la categoria “Studi, ricerche, brevetti, tesi, prototipi relativi allo sviluppo di tecnologie verdi per il progetto del paesaggio” Premio Speciale a ENEA per i progetti: RAPPORTO TECNICO RT/2021/13/ENEA “GLI ECOSISTEMI VEGETALI PER LA RIGENERAZIONE ECOLOGICA DELLE CITTÀ; – EFFECT OF GREEN WALL INSTALLATION ON URBAN HEAT ISLAND AND BUILDING ENERGY USE: A CLIMATE-INFORMED SYSTEMATIC LITERATURE REVIEW; GREEN ROOFS TO REDUCE BUILDING ENERGY USE? A REVIEW ON KEY STRUCTURAL FACTORS OF GREEN ROOFS AND THEIR EFFECTS ON URBAN CLIMATE e NATURE-BASEDSOLUTIONS APPLIED TO THE BUILT ENVIRONMENT TO ALLEVIATE CLIMATE CHANGE: BENEFITS, CO-BENEFITS, AND TRADE-OFFS IN A GEOGRAPHICAL MULTI-SCALE PERSPECTIVE.

Qui il comunicato stampa ufficiale.

Studi professionali di ingegneria: la lunga strada verso la sicurezza informatica efficace

Un’indagine del Centro Studi CNI e del Comitato C3i analizza l’approccio degli studi professionali di ingegneria al tema della cyber security e della tutela dei dati

Il Centro Studi CNI ed il Gruppo di lavoro Cyber Security del Comitato C3i hanno realizzato nel mese di novembre 2021 un’indagine con l’intento di sondare l’approccio degli ingegneri al tema complesso della sicurezza in ambito informatico. All’indagine hanno partecipato oltre 4.800 ingegneri iscritti all’Albo professionale. 

Sono emersi approcci diversi ed articolati, oltre ad aspetti tutt’altro che scontati. Si passa da casi in cui emerge un approccio forse troppo fluido in termini di compliance delle norme in materia di tutela dei dati personali (dei clienti degli studi professionali) ad un atteggiamento più informato e consapevole dei rischi connessi alla gestione dei dati a cui, però, non sempre segue un investimento efficace in strumenti per la sicurezza informatica. 

Meno della metà degli studi professionali analizzati ha predisposto l’informativa essenziale per il trattamento dei dati personali dei clienti. Tra chi opera nell’ambito dell’ingegneria dell’informazione si riscontra un approccio più avanzato su questo aspetto. 

I servizi in cloud e quelli “on premise” legati allo svolgimento dell’attività lavorativa sembrano essere prerogativa dei soli ingegneri che operano nel settore dell’informazione, mentre negli altri settori il fabbisogno di questi strumenti è ancora molto limitato.

Tra i sistemi di archiviazione dei dati, quelli su cloud iniziano a diffondersi, mentre forme più evolute come lo storage on premise sono più rari. Sono però relativamente pochi gli ingegneri che non conoscono nessuno degli strumenti presi in considerazione.

Sul collegamento da remoto con VPN emerge invece una certa confusione. Il 13% degli ingegneri intervistati non sa se ne dispone. L’accesso ai file di lavoro con VPN è più diffuso tra gli ingegneri dell’informazione mentre si abbassa drasticamente tra gli ingegneri industriali e civili-ambientali. Occorrerebbe verificare però quanto, effettivamente, per un professionista sia praticabile o utile lavorare da remoto per valutare veramente le regioni di alcune risposte ottenute nell’indagine.

Ma anche tra i pochi professionisti che operano con VPN, l’attenzione al tema della sicurezza andrebbe meglio focalizzata. L’indagine ha infatti messo in evidenza come il 72% dei professionisti intervistati accedono alla VPN solo con username e password. Solo il 12% dispone di chiave precondivisa e solo il 16% dispone di una così detta strong authentication (otp o token).

D’altra parte, è particolarmente significativo il fatto che gli strumenti più diffusi e utilizzati dagli studi professionali in materia di sicurezza informatica siano i software antivirus e antimalaware, mentre altri strumenti, come l’antiphishing o il filesystem crittografato, sono prerogativa di una stretta minoranza. 

Infine solo il 18% di chi opera nella libera professione ha indicato di avere frequentato qualche corso di aggiornamento sulla sicurezza informatica a testimoniare che l’argomento non è considerato come particolarmente rilevante.

“I dati raccolti non descrivono una situazione di sostanziale pericolo tra gli studi professionali di ingegneria – afferma Gennaro Annunziata, Coordinatore del gruppo di lavoro sulla cyber security del C3i – ma evidenziano degli aspetti importanti da tenere sotto controllo. Diamo spesso per scontato che gli ingegneri debbano essere competenti su tutto, incluso anche le tecnologie informatiche, ma la conoscenza degli strumenti per la sicurezza informatica sono in realtà strumenti per specialisti. Abbiamo scoperto che molti studi professionali potrebbero essere esposti ad un elevato grado di rischio ed abbiamo capito che un programma divulgativo sui migliori e più efficaci sistema di difesa da attacchi informatici, indirizzato agli studi professionali, potrebbe essere utile, proprio per creare quella cultura della sicurezza di cui la nostra categoria spesso parla”.

“L’indagine – afferma Giuseppe Margiotta, Presidente del Centro Studi CNI – fa luce su un fenomeno interessante. Davamo per scontato che gli studi di ingegneria fossero particolarmente preparati in tema di sicurezza informatica e di gestione dei dati dei clienti. Emergono invece alcuni elementi potenzialmente critici. La generazione di professionisti tra i 30 e i 50 anni sembra quella più “ferrata” in tema di cybersecurity mentre i più giovani e più anziani hanno un approccio un po’ meno attento. Un’operazione culturale per sensibilizzare in primis gli iscritti all’Albo degli Ingegneri sui temi della sicurezza informatica sarebbe particolarmente utile anche perché avremmo nell’ambito della nostra stessa categoria numerosi esperti in grado peraltro di comprendere le particolari esigenze degli studi professionali”.

Qui il comunicato stampa ufficiale.

Qui i risultati dell’indagine.

Webinar “BIM management and coordination – competenze e soluzioni per la transizione digitale nel settore delle costruzioni” (28 aprile, ore 15)

Si svolgerà il prossimo 28 aprile il webinar “BIM management and coordination – competenze e soluzioni per la transizione digitale nel settore delle costruzioni”, organizzato dalla FOIV – Federazione degli Ingegneri del Veneto, con il patrocinio di Anci Veneto, dalle 15:00 alle 18:00.

In questa profonda trasformazione digitale che sta interessando tutti i settori economici,  anche l’ambito delle costruzioni sta vivendo un intenso processo di cambiamento,  pertanto lo scopo del webinar è fare il punto sulle competenze professionali che il BIM (Building Information Modelling) e la digitalizzazione delle costruzioni richiede ai principali attori della filiera delle costruzioni

Il webinar darà spazio all’ampio spettro di testimonianze e punti di vista degli enti coinvolti nell’ambito delle costruzioni (società di progettazione, imprese di costruzioni, enti pubblici)  e una panoramica dei principali enti di certificazione presenti in territorio italiano (TUV, ICMQ, BUREAU VERITAS).

La partecipazione è gratuita con ISCRIZIONI ON LINE obbligatoria entro il 25 aprile su: https://forms.gle/HWnYnt7vXF36F7P38

CFP: agli ingegneri partecipanti saranno riconosciuti 3 CFP.  Ai fini del rilascio, è obbligatoria la frequenza del 100% della durata del convegno.

Scarica qui la locandina

SUPERBONUS, FOIV: “SIAMO A UN GUADO DIFFICILE DA ATTRAVERSARE, SERVIVA PIÙ DIALOGO DA PARTE DELLA POLITICA”

Quasi 1.300 dal Veneto, ma anche dal resto d’Italia, si sono connessi oggi pomeriggio al webinar “Superbonus 110% ancora troppi dubbi. Le risposte per gli ingegneri” organizzato dalla FOIV – Federazione degli Ordini degli Ingegneri del Veneto con il patrocinio del Consiglio Nazionale degli Ingegneri, di ANCE Veneto e del CUP (Comitato Unitario delle Professioni) del Veneto. Un evento ad alto tasso di concretezza, per fugare i dubbi dei professionisti chiamati a operare sul campo e a dare risposte alla comunità.

“Siamo in un guado difficile da attraversare, alla ricerca quotidiana di un percorso percorribile per approdare all’altra sponda – commenta il presidente della FOIV, Pasqualino Boschetto -. Siamo consapevoli che forse fino all’ultimo minuto non avremo certezze su questa materia così delicata e che ci sono parecchie questioni aperte: ne è prova il fatto di dover attendere la prossima legge di bilancio per capire come si andrà a finire. Ma a prescindere dalle novità di quest’anno, anche sulle leggi precedenti rimangono molti dubbi e questo mette noi ingegneri a rischio di errori e di dare un cattivo servizio, al di là delle responsabilità civili. Noi possiamo prenderci delle responsabilità quando non facciamo bene il nostro lavoro, ma in questo caso avremmo anche molte attenuanti. Ci dispiace, perché ci voleva solo un po’ più di attenzione da parte della politica per anticipare e prevenire i problemi, coinvolgendo e confrontandosi anticipatamente con le professioni tecniche”.

Patrizia Gobat, presidente del CUP Veneto, ha sottolineato l’importanza strategica del PNRR per il territorio e per le professioni, aggiungendo poi: “Questo e gli altri bonus relativi alla casa comportano una serie di dubbi interpretativi, non solo per gli ingegneri, e questo crea non poca incertezza negli utilizzatori e negli operatori. Pensiamo solo alle ultime novità del decreto in tema di asseverazioni e visto pesante. Quello che ci auguriamo tutti è che la burocrazia non diventi un deterrente alla riqualificazione del nostro patrimonio immobiliare, occasione unica per far ripartire anche il settore delle costruzioni”.

Il presidente di ANCE Veneto, Paolo Ghiotti, ha evidenziato l’urgenza per l’edilizia di “dare risposte completamente diverse rispetto al passato. Abbiamo costruito troppo e male e forse per questo siamo caduti in questa crisi, per l’incapacità di saper leggere il futuro e dare risposte adeguate. L’edilizia del passato non può più continuare. La nuova edilizia deve prevedere ricostruzioni o ristrutturazioni. Nel periodo 2008-2018 abbiamo perso il 50% delle aziende edili, adesso invece stiamo cavalcando un’onda, ma come tutte le leggi quando vengono applicate si finisce in una ragnatela dalla quale è difficile districarsi. Resta poi una domanda: siamo pronti per assorbire una mole di lavoro così elevata? Oggi l’unica certezza è l’incertezza. Serve una politica che sappia guardare al futuro di ciò che ha costruito. Per dirla con un esempio: abbiamo messo su una bella strada una macchina estremamente performante, ma per vincere la gara servono anche dei piloti capaci”.

Si è quindi entrati nel merito dei quesiti tecnici, raccolti dal gruppo di lavoro FOIV ed esposti da Piero Maritan, Mariano Zanini e Giordano Contin. Molte le domande sottoposte agli esperti Giovanni Cardinale (CNI), Domenico Prisinzano (ENEA), Francesco Foltran e Federica Bardini (BM&A Studio legale associato), in un fitto dibattito tecnico su temi come fotovoltaico, ecobonus, sismabonus, cessione del credito e sconti in fattura, interventi trainanti e molto altro.

“Il problema è complesso e interessa aspetti molti diversi, non solo quelli tecnici ma anche economici, fiscali, giuridici e questo richiede una multidisciplinarietà di risposte – è il commento di Giovanni Cardinale, Vicepresidente del Consiglio Nazionale degli Ingegneri -. È un tema importante per i professionisti, ma anche per la società, poiché è stato un argine al declino del settore dell’edilizia che dormiva da troppo tempo. Questo però ha comportato anche dei rischi nella gestione e nell’impennata di un mercato che non era abituato a fare i conti con questo tipo di richieste e che ora fa un po’ fatica”.

Scarica il comunicato stampa

Guarda le video interviste di seguito

I PROFESSIONISTI IN PRIMA LINEA PER LA RINASCITA DI VENEZIA

Il messaggio lanciato dal Cup (Comitato unitario delle professioni) di Venezia in un evento per celebrare i 1.600 anni della città

Quasi 300 professionisti si sono collegati ieri pomeriggio al webinar Le corporazioni e le professioni – passato e futuro di Venezia. Dal sistema delle corporazioni nella Repubblica di Venezia alle proposte dei professionisti per ripensare il futuro della città”, a cura del Cup (Comitato unitario delle professioni) Venezia nell’ambito delle iniziative per i 1.600 anni di Venezia, in collaborazione con l’Università Ca’ Foscari di Venezia.

È stata un’occasione per ricordare il passato della città attraverso il sistema delle corporazioni da cui hanno avuto origine gli ordini professionali, ma soprattutto di tratteggiate il futuro della città lagunare. Il messaggio che è stato lanciato è chiaro e forte: i professionisti possono e devono contribuire attivamente, ognuno con le proprie competenze, alla ripresa in città dopo due anni difficilissimi dovuti alla pandemia. (continua a leggere dopo la gallery)

“Volevamo anche noi professionisti festeggiare i 1600 anni di Venezia – ha commentato la presidente del Cup Venezia Patrizia Gobat aprendo i lavori – . Ma noi non ci fermiamo alle celebrazioni, perché abbiamo nel cuore questa città , abbiamo una progettualità che insieme a tutti gli altri attori vogliamo portare avanti. Il Cup Venezia abbraccia tutte le professioni di area tecnica, economico-giuridica e in parte sanitaria e per questo abbiamo molto da dire per rendere questa città un modello, un laboratorio a cui tutto il mondo guarda e che sia in grado di attirare i giovani e le nuove energie”.

L’assessore al Bilancio del Comune di Venezia Michele Zuin, delegato dal sindaco Luigi Brugnaro, ha sottolineato: “La mia presenza qui vuole testimoniare supporto e legame con le vostre iniziative e dare valore al ruolo di intellettuali e professionisti impegnati nelle attività economiche e sociali. Voi rappresentate la conservazione della tradizione e il sostegno alle attività lavorative della città di Venezia, che dalla sua fondazione ha costruito un legame produttivo tra artigianato e lavoro,  uomini e operosità, tradizione e modernità. Insieme alle istituzioni, in questi tempi difficili – ha proseguito Zuin – si deve creare ancora di più una sinergia per agevolare le iniziative sociali promosse nel territorio e rendere il giusto ascolto alle necessità di ordini e collegi professionali per metterli in condizione di migliorare il loro apporto professionale a favore di tutta la città”.

La presidente dell’Ordine nazionale dei Consulenti del Lavoro Marina Calderone, ha evidenziato: “Noi siamo fortemente vicini ai nostri territori, siamo un prodotto dei nostri territori e a loro restituiamo il nostro impegno. Dalla crisi si esce se si è uniti e soprattutto se si ha una visione di futuro comune. Le professioni ci sono, totalmente e pienamente, hanno fatto il oro dovere e anche di più in questi lunghissimi mesi di pandemia ed è importante sottolineare che noi abbiamo la possibilità di suonare un concerto a più voci e mettere in campo l’ossatura portante del sapere intellettuale italiano ch si sostanzia nella gestione di attività e professioni che abbracciano tutti i rami del sapere. La pandemia ci ha insegnato a lavorare in modo diverso e ci ha fatto capire di uscire con dei modelli di lavoro diversi, nella consapevolezza che insieme possiamo fare la differenza”.

Dopo un ampio spazio al passato delle corporazioni con le relazioni di Matilde Brandolisio, presidente dell’Ordine chimici e fisici di Venezia e segretario CUP Venezia, e di Luciano Pezzolo professore ordinario di Storia moderna dell’Università Ca’ Foscari. Quindi focus sul futuro della città e della professione con la tavola rotonda, aperta dall’intervento di Gaetano Zilio Grandi, professore di Diritto del Lavoro e Pro Rettore dell’Università di Venezia : “Il tema del lavoro è fondamentale, soprattutto in questo momento e prometto molto interesse dell’Università su questo aspetto. Ci stanno sempre più chiedendo competenze diverse, aperte alla tecnologia, e questo dobbiamo fare senza indugio. Venezia deve, come tutto il paese, rinascere, con l’Università, con gli ordini professionali, con i corpi intermedi e tutte le professioni devono dare il loro contributo. C’è da ripensare il sistema di formazione universitaria e di sblocco nelle professioni. Bisogna sviluppare con decisione le lauree professionalizzanti, l’apprendistato, dobbiamo formare i lavoratori specializzati tanto richiesti dal mercato del lavoro. Dobbiamo lavorare insieme perché Venezia è un gioiello che spinge verso un rinascimento del paese e della città”.

Claudio Rorato, responsabile scientifico e direttore dell’Osservatorio Professionisti e Innovazione Digitale del Politecnico Di Milano ha esposto gli esiti di una ricerca condotta su oltre 3mila aziende, dalla quale emerge con chiarezza l’importanza della formazione come leva strategica nel tempo e della digitalizzazione.

L’assessore alla Coesione sociale del Comune di Venezia Simone Venturini ha aggiunto: “Non è un momento facile per professioni e corpi intermedi. Veniamo da anni di disintermediazione nei quali associazioni, sindacati, mondo cattolico, si sono un po’ sgretolati. Il tentativo di parlare sempre alle masse, superando alcuni passaggi di concertazione e confronto, nell’illusione di poter dare risposte semplici a domande complesse, ha contribuito a un imbarbarimento del dibattito politico, un mondo dal quale i professionisti si sono sempre più allontanati. In una città complessa come Venezia il vostro ruolo è invece fondamentale, con la vostra competenza e professionalità. Venezia esce da due anni orribili, ma dopo l’acqua granda e il covid ha imboccato una strada significativa di rilancio, puntando a dare l’immagine di città della contemporaneità e del futuro. Ci attendono molte sfide, sia nel centro che in terraferma. In questo senso saranno fondamentali le risorse che arriveranno dal Pnrr e voi professionisti avrete un ruolo fondamentale”.

Valli’ Zillio, vicepresidente dell’Ordine dei Commercialisti ed Esperti Contabili di Venezia, ha affermato: “Qui da Venezia sono partite tutte le professioni, siamo l’inizio della storia. Non vorrei che fossimo però l’inizio anche della fine. Serve maggiore collaborazione con la pubblica amministrazione, stiamo combattendo una battaglia per essere più considerati. L’importanza sono i giovani, che sono pochi, non sono assistiti, sono un po’ abbandonati. Dobbiamo farli tornare a Venezia, dare loro degli input, fargli capire che devono specializzarsi in qualcosa. Ricordiamo poi anche che le nostre aziende sono ancora “vecchie”, molto indietro sul fronte della digitalizzazione. E a questi imprenditori bisogna pensare”.
Giuseppe Sacco, dell’Ordine degli Avvocati di Venezia, ha sottolineato: “La nostra stupenda città e il nostro paese devono esigere dall’avvocatura un contributo di libero pensiero che possa essere utilizzato a sostegno della buona politica e della democrazia, una voce indipendente che possa contraddire avanti ai giudici con la certezza che i diritti debbano essere trattati con giustizia, in nome del popolo italiano”.
Ha concluso Mariano Carraro, Presidente degli Ingegneri di Venezia: “Questo evento ci spinge a ritrovare le fondamenta delle nostre professioni per comprendere meglio il nostro ruolo di oggi. I professionisti sono e devono essere la seconda gamba per la ripresa post pandemica, in quanto svolgono un ruolo fondamentale nella società per garantire la qualità del lavoro e la difesa delle competenze. Il nostro contributo è fondamentale specialmente per la concreta attuazione del Pnrr per la quale siamo tutti impegnati. Quanto a Venezia, la città deve riprendersi dagli effetti della pandemia, ma con direzioni che devono essere meglio calibrate rispetto al passato: non è possibile che viva solo del turismo mordi e fuggi, non può sopportare un turismo di massa. C’è poi il tema di Porto Marghera, la cui riqualificazione è un tema su cui tutti ci dobbiamo confrontare: serve un disegno strategico per quest’area fondamentale della città”.

Qui il comunicato stampa ufficiale.
Qui le video interviste ad alcuni relatori.

“IL FOTOVOLTAICO NON È ALTERNATIVO ALL’ATTIVITÀ AGRICOLA. SI INSERISCA NELLA PDL SUL CONSUMO DEL SUOLO L’AGRIVOLTAICO”

La richiesta al consiglio regionale veneto di Confagricoltura Veneto Giovani, Italia Solare, Legambiente Veneto, FOIV – Federazione degli Ordini degli Ingegneri del Veneto e dell’Ordine Ingegneri di Verona e Provincia

“Chiediamo di implementare il progetto di legge regionale n. 41, che propone di limitare in modo consistente l’installazione al suolo da parte degli impianti fotovoltaici, inserendo una definizione di agrivoltaico, utile a delineare le modalità di coesistenza tra produzione agricola ed energetica oltre che a dimostrare che il fotovoltaico non è alternativo all’attività agricola”. La richiesta, formalizzata con una lettera inviata in queste ore a tutti i consiglieri regionali del Veneto, è di Confagricoltura Veneto Giovani, Italia Solare, Legambiente Veneto, FOIV – Federazione degli Ordini degli Ingegneri del Veneto e dell’Ordine Ingegneri di Verona e Provincia.

“Questa iniziativa legislativa, che ha il pregio di aver fatto emergere i difetti delle normative vigenti sugli usi del suolo, è stata purtroppo accompagnata da una campagna mediatica contro il “fotovoltaico” che oltre a sollevare i legittimi dubbi di una parte dei promotori, rischia di alimentare una inaccettabile contrapposizione tra suolo e sviluppo delle energie rinnovabili – scrivono i promotori -. Siamo d’accordo che tetti, terreni dismessi e cave inutilizzate debbano essere i primi adibiti alla realizzazione degli impianti ma gli obiettivi per l’ambiente ci impongono di non poter escludere a priori l’utilizzo di terreni agricoli. Ne va della sopravvivenza dell’ecosistema. Tuttavia se vogliamo raggiungere gli obiettivi e utilizzare in primis terreni e cave dismesse dobbiamo individuare dei percorsi autorizzativi semplificati e declinarli nella norma regionale in discussione, altrimenti si rischia di allontanare possibili investimenti, a danno di tutti”.

Nel corso della conferenza stampa odierna il presidente dell’Ordine di Verona e delegato FOIV Andrea Falsirollo ha sottolineato: “Questa iniziativa nasce dalla consapevolezza che mai come ora è necessario coniugare il fabbisogno di energia green sulla base del Piano Nazionale Integrato Energia e Clima 2030 della Regione, utile non solo a limitare gli aumenti del costo dell’energia che stiamo subendo in questo periodo ma anche alla salvaguardia dell’ambiente. Vogliamo mettere a disposizione le nostre competenze per riportare il dibattito sul giusto piano parlando di obiettivi, ostacoli e soluzioni, ma consapevoli che la vera emergenza è il contrasto all’innalzamento delle temperature, che richiede azioni incisive ed efficaci. Il resto passa in secondo piano. Abbiamo un obiettivo, fissato come regione: entro il 2030 la fonte fotovoltaica da sola dovrà arrivare a soppiantare almeno il 60% dell’attuale generazione da fonti termiche fossili. Per farlo si possono sfruttare anche i tanti terreni abbandonati, ma sarà possibile solo se gli iter autorizzativi saranno semplificati. È necessario e urgente investire sull’agrivoltaico e su una seria definizione delle zone in cui poter sviluppare le energie rinnovabili”.

Luigi Lazzaro, presidente di Legambiente Veneto, ha affermato: “Salvare la terra vuol dire impegnarsi con una vera e propria rivoluzione energetica che abbandoni le fonti fossili e punti sulle energie rinnovabili, dove il fotovoltaico è indiscutibilmente quella che ha più margine di applicazione. Serve una solarizzazione diffusa e ampia che privilegi le coperture di edifici o di infrastrutture, ma che allo stesso tempo indirizzi gli interventi su suolo verso l’agrivoltaico, tipologia di impianti sollevati dal suolo e distanti tra loro che garantiscono la permeabilità e l’insolazione dei terreni in continuità e non in competizione con le coltivazioni agricole. Per questo chiediamo ai consiglieri di rovesciare l’approccio del progetto di legge regionale 41 e trasformarlo da blocco e divieto tout-court per il fotovoltaico a norma per lo sviluppo della produzione di energia rinnovabile”.

Piergiovanni Ferrarese, Presidente Confagricoltura Veneto Giovani: “È il momento di portare il tema sui tavoli opportuni e non nelle piazze, come sempre più spesso sta accadendo. Sia chiaro che nessuno di noi è a favore della speculazione nè vuole sottrarre ettari all’agricoltura. Siamo però a favore di un contributo dell’agricoltura alla sostenibilità. Alcuni esempi pratici: gli impianti potrebbero essere installati in terreni marginali, difficilmente coltivabili oggi, o sui frutteti in aree non vincolate in sostituzione alle reti antigrandine. Ancora potrebbero integrarsi con le molte serre in cui vengono coltivati ortaggi, ma pensiamo anche agli allevamenti a terra di galline ovaiole o per il riparo di bovini da latte o carne negli spazi aperti; tutte soluzioni assolutamente percorribili senza arrecare alcun tipo di danno”.

Emiliano Pizzini, vice presidente Associazione Italia Solare, ha aggiunto: “Il Progetto di legge presentato in Consiglio Regionale rappresenta di fatto una moratoria degli impianti fotovoltaici a terra. Lo spauracchio del tutto antiscientifico di “coprire” ampie aree si scontra coi numeri: in Veneto tra il 2010 e il 2016 si sono persi quasi 30.000 ettari di superficie agraria utile (SAU) e non certo quale conseguenza di installazioni di impianti fotovoltaici. Gli impianti a terra in Veneto, così come nel resto del paese, potrebbero essere realizzati sfruttando solo lo 0.9% delle superfici agricole abbandonate. L’agrivoltaico può invece consentire il contemporaneo uso del suolo sia ai fini energetici che agricoli: il progetto di legge introduce dapprima una definizione ragionevole di agrivoltaico, ma poi obbliga a detenere terreni pari a 20 volte la superficie dell’impianto. Una scelta incomprensibile, soprattutto in un momento in cui si moltiplicano gli eventi climatici estremi che danneggiano l’agricoltura, il paesaggio e in ultimo tutto l’ecosistema”.

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